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L'armatura da soldato cinese
di Ping
da Mulan

La ricerca iconografica

Probabilmente era destino che mi ritrovassi a creare un'armatura cinese.
Questo inverno, mentre mi trovavo ad Osaka, ho visitato un bellissimo museo che esponeva una serie di armature giapponesi d'epoca.

Il modo in cui le placche erano unite tra loro con una serie di legacci mi aveva davvero impressionata, ed avevo passato diversi minuti ad ammirare quella tecnica per me completamente nuova, pensando che magari un giorno mi sarebbe potuta tornare utile per realizzare un cosplay
Quando Fabio/Baumiao mi ha proposto di realizzare la coppia Mulan-Shan Yu, ho subito cominciato a cercare immagini di riferimento per studiare il costume.

Mulan è già stata realizzata da tantissime bravissime cosplayer, ma sempre con l'abito "da ragazza"; ho pensato che sarebbe stato più interessante realizzare la sua versione maschile, visto che si sarebbe "accoppiata" meglio al crudele guerriero Unno..
Mentre cercavo immagini del costume, mi sono imbattuta in una figurante ufficiale dei parchi Disney, che vestiva proprio l'armatura di Ping (ovvero Mulan in versione “maschile”)..
E' stato amore a prima vista, dovevo assolutamente provare a realizzarla!
Per prima cosa ho cercato più immagini possibili di armature cinesi, scoprendo così i molti particolari che la differenziavano da quella giapponese che avevo ammirato ad Osaka.
Innanzitutto saltava all’occhio la differenza di grandezza dei pezzi che formavano la protezione di petto e spalle; nelle armature giapponese le piastre sono sezioni rettangolari, non molto alte ma molto lunghe, unite tra loro dai legacci.
Le armature cinesi invece sono formate dall’unione di tante piccole lastre rettangolari, unite tra loro non solo per l’altezza, ma anche per la larghezza.
Nonostante questa lampante differenza, per mia fortuna il sistema di intreccio dei legacci è molto simile, e quello che avevo "carpito" dalle armature dei samurai giapponesi mi sarebbe tornato comunque utile!

I Materiali

Un mese prima di decidere di realizzare questo costume ho frequentato un corso di modellazione di ceramica a freddo.
Qui ho appreso la formula per la creazione di una pasta modellabile a base di colla vinilica, amido di mais, polvere di ceramica e altri elementi che, una volta cotti e impastati, vanno a creare un materiale estremamente malleabile.
Ho fatto una serie di prove con dei rettangoli di cartoncino, e una volta calcolata la grandezza e la giusta posizione dei fori per l’intreccio, ho realizzato la prima piastra in pasta.
Una volta asciutta (possono servire anche più di 30 ore, a seconda dello spessore) ho “testato” la sua resistenza e il suo peso, e dato che mi sembrava perfetta per lo scopo, sono partita con la produzione di massa.
In 4 tempi diversi ho cotto ed impastato circa un chilogrammo di pasta, dopodiché la ho colorata, sempre piccoli quantitativi per volta, impastandola con una miscela di verde e nero tempera, fino ad ottenere il tono di colore che mi serviva.
Dopo aver lasciato riposare la pasta per una giornata, l'ho suddivisa in tanti piccoli rotolini (come gli gnocchi^^) che stendevo con un matterello.
Dalla pasta stesa poi ricavavo le piastre ritagliandole con stecca e cutter.
Una volta tagliate le piastrine, le mettevo a “riposare” su un foglio di pellicola trasparente, e solo dopo una mezz’ora passavo a praticare gli 11 buchi, usando la punta di una siringa.
All’incirca ogni ora le piastre andavano rigirate per evitare che si imbarcassero troppo, ogni notte poi le ricoprivo e le premevo sotto dei pesi in modo da ritrovarle in ordine la mattina dopo.
Immaginate di dover ripetere queste azioni per ogni singola piastra delle 201 presenti sul mio costume, e vi farete una vaga idea del lavoro che c’è stato dietro a questa armatura.
Una volta ottenute tutte le piastre ho cominciato a legarle tra loro, utilizzando dei praticissimi lacci da scarpe!^^
Nonostante i buchi fossero perfettamente a misura con la larghezza dei lacci, passarli attraverso i 4 buchi di ogni lato è stato un lavoro di pazienza certosina, anche perché ogni tanto mi distraevo, ne mettevo uno rovescio e per rimediare dovevo per forza disfare tutta la fila!
Per prima cosa ho unito le piastre per l'altezza, a due a due; una volta terminata la fila della lunghezza che mi serviva, ho preso un secondo laccio intrecciando le piastre della stessa fila, che venivano fermate passando tra i buchi centrali.
Ho ripetuto l'operazione sulla fila superiore e quella inferiore, dopodichè andavo ad aggiungere un'altra fila.
Una volta finito il lavoro avevo le punte delle dita sensibilissime e doloranti!^^;

L'assemblaggio

Una volta ottenute tutte le file di piastre legate tra loro, mi rimaneva “solo” da fissarle sulla tunica.
Arrivata a questo punto mi sono presa un po’ di libertà , soprattutto per velocizzare il lavoro, dato che ormai mancavano solo pochi giorni alla fiera.
Nella parte alta della prima fila ho lasciato i passaggi del laccio molto ampi, li ho tirati tutti alla stessa lunghezza e, dopo averli posizionati sul tessuto, ci sono passata sopra con la macchina da cucire, fissandoli.
In alcuni casi fissavo anche i fianchi con dei punti a mano qua e là.
Questo procedimento l’ho usato per il petto, le spalle e il pezzo che va a coprire il ventre.

I due fianchi erano molto appesantiti dall’alto numero di piastre, per cui ho dovuto fissarli anche per tutta la loro altezza e al fondo.
Per rifinire il tutto ho poi cucito e ribattuto un orlo alto che andasse a coprire i lacci nonché a creare un motivo.
Considerato che tutto il lavoro è stato decisamente sperimentale, sono molto soddisfatta del risultato che ho ottenuto.
Come una vera armatura anche la mia non ingombra troppo, ed anche il suo peso non è eccessivo.
Molte persone mi hanno fermata chiedendomi l'origine dei materiali usati poichè, a causa del suo aspetto un pò lucido, lo scambiavano per gomma o plastica.
Invece il composto che ho usato io è fatto in casa, ma potrete ottenere il medesimo risultato anche acquistando e lavorando paste modellabili come il fimo.

 

 

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L'armatura giapponese


L'armatura cinese


L'armatura mongola



un dettaglio del risultato finale